Aulo Persio Flacco - Le Satire - traduzione di Vincenzo Monti. 

Le Satire sono 6, per un totale di circa 600 esametri, precedute da un breve prologo in trimetri scazonti nel quale l’autore protesta di non essere poeta, a differenza di molti altri che si professano tali mossi solamente dall’interesse del "ventre" e dal luccichio delle monete. Lo scopo dichiarato è quello di scrivere un lavoro a forte ispirazione pedagogica. Già con la prima edizione il Monti ottiene largo successo come testimoniano i giudizi del Foscolo, del Leopardi e del Manzoni. Critici moderni dànno una valutazione fondamentalmente negativo della traduzione montiana; fra questi spicca il Fubini che definisce il lavoro "una scelta sbagliata...una traduzione senza alcun valore che forse finisce per accrescere il tono pedantesco, accademico dell’originale". Giudizio pesantissimo ed ingeneroso, nei confronti del Monti ed anche nei confronti di Persio, poeta sempre turbato da ansia di evasione da un mondo nel quale non trova più moralità , misura, sincerità, santità della vita. 

Così il Poeta giustifica la sua traduzione: 

"Lettore, se vai nel numero di coloro, che gridano sacrilegio a tutti gli ardimenti di stile, se con cuore assiderato, e rattratto dalla superstiziosa pedanteria ti accosti alla lettura di Persio; non toccar Persio; egli è il libro scomunicato per tutte le anime paurose, egli dichiara altamente, egli stesso, di non voler a lettori, che ingegni caldi e bollenti...Se speri finalmente trovarvi idee terminate, limpida transizioni, legami evidenti tra ciò che precede e ciò che consegue; non aprir Persio: egli è una voragine che assorbisce tutti gli spiriti dilicati, ed avvezzi al panciotto". 

Il Foscolo afferma che il Monti ha conferito a Persio, poeta "oscuro", "una chiarezza d’idee e una dolcezza d’espressione, che il più oscuro ed aspro dei poeti antichi non conobbe". Basterebbe questo giudizio di un grande poeta (con buona pace del già citato Fubini) a conferire grandezza e valore alla traduzione montiana.