LEZIONI D’ELOQUENZA E LETTERE, con prefazione di LODOVICO CORIO 

Milano, Edoardo Sonzogno Editore, Via Pasquirolo 14, 1891. 

Si chiede il Corio nella sua introduzione:" Ma tutti coloro che tacciano di cortigiano il Monti ne hanno almeno letti gli scritti? C’è forse tempo di leggere i versi di questo adulatore dei potenti?". Aggiunge poi l’autodifesa montiana che già abbiamo trascritto dall’Atto Terzo della Mascheroniana. Inoltre non è certamente un complimento ai monarchi questa sentenza dell’Aristodemo (datata 1786, quindi ben tre anni prima della convocazione degli Stati Generali): 

...dite ai regi
che mal si compra co’ delitti il soglio.

Il Cajo Gracco esprime amore per la libertà e compassione per le miserie della moltitudine. Purtroppo "...quando d’un uomo si vuol dire male, non c’è caso: tutti gli si scaraventano contro". La Bassvilliana lo ha fatto scomunicare dai cittadini, "ai quali pare tornassero più moleste le invettive del Monti che le ferocie di Robespierre". Della Rivoluzione francese il Taine dice assai peggio del Monti nel suo volume Les origines de la France contemporaine; né meno severo è il Manzoni e non si dice male dell’Alfieri che vitupera la Rivoluzione nel Misogallo. 

Ancora oggi il Monti è qualificato "...servo, poeta livreato...": Ebbene, se risorgesse, "potrebbe far arrossire più d’uno dei maggiorenti e potrebbe dirgli: in tuo confronto sono un carattere dignitoso". 

Il Monti "nella tranquillità del governo pontificio <è> infervorato per la pace nell’agitazione rivoluzionaria, <è> plaudente al popolo risvegliato e voglioso di affermare i propri diritti; nel trionfo di Napoleone I <è> ammiratore del coraggioso guerriero sui campi di battaglia e del sapiente amministratore delle province ridotte in soggezione; e finalmente, quando la guerra aveva ormai stancato tutti, quando tutti sentivano il bisogno della pace, quando a sostenere i sacrifici di prima non si presentava più confortatore il fantasma della vittoria, quando poi gli austriacanti del pari che gli italici puri desideravano un governo pacifero pur che fosse, doveva il Monti rimanere ei solo fedele o a Pio VII o a Robespierre o a Napoleone? Avevano cambiato tutti gli altri ed egli pure cambiava". 

I criteri del Monti? Sentiamoli dal lui: 

"Qual è il libro da cui meglio s’impara? - Il Cuore. Quali sono le circostanze in cui questo libro si apre e fa sentire la sua voce? - Quando si soffre. Una produzione di sentimento non bisogna giudicarla con la facoltà dell’intelletto, né una produzione dell’intelletto con quella del sentimento...Concludiamo. La censura in un’opera fa lo stesso che la bile nel nostro corpo. Dicono i fisici che senza di questa non si può vivere, e dicono i savi che senza di quella un libro è subito morto". (Esame critico del Monti sopra l’Aristodemo). 

Il volume contiene: Lezioni d’eloquenza: prolusione agli Studi della Università di Pavia, recitata il giorno XXVI novembre MDCCCIII - Della necessità dell’Eloquenza, XXIX novembre MDCCCIII - Dell’Eloquenza e di Omero (lezione prima) - Episodio di Diomede ed Ulisse (lezione seconda) - Virgilio (lezione terza) - I Sofisti (lezione quarta) - Socrate (lezione quinta) - Socrate (lezione sesta) - Antistene (lezione settima) - Diogene (lezione ottava) - Dante (lezione nona) - Frammento di lezione - Il cavallo alato di Arsinoe (lettere I, II, III, IV, V) - Note alle lettere. 

Seguono molte lettere del Monti del Monti contenute anche nell’Epistolario curato dal Bertoldi. Di quest’opera il fondo Montiano delle Alfonsine possiede l’editio princeps.