La Visione di Ezechiello 

Si tratta del primo lavoro che il giovane Monti riesce a stampare, nel 1776, grazie all’appoggio della marchesa Trotti Bevilacqua (alla quale dedicherà in seguito altre poesie di respiro piuttosto lieve), nobile signora amante delle lettere e lei stessa con qualche velleità poetica; la marchesa viene conosciuta a Ferrara durante gli studi universitari che il Monti conduce in quella città. 

L’opera, in terzine, è ispirata al genere delle Visioni (per lo più d’intonazione biblica) riportate di moda dal Varano e descrive un’apparizione celeste ispirata dall’eloquenza di un predicatore ascoltato in Ferrara. A seguito dei consensi ottenuti, il Monti riesce a conseguire nuovi titoli letterari ed una certa notorietà che lo inducono a comunicare al padre - come si può dedurre dall’Epistolario citato nelle note biografiche del poeta - la decisione, ormai definitiva, di trasferirsi a Roma per dedicarsi al culto delle belle lettere.