In morte di Lorenzo Mascheroni 
 
CANTICA DI VINCENZO MONTI, Milano, dalla Stamperia e Fonderia al Genio Tipografico, casa Crivelli, presso il ponte di S. Marco, n°1997, anno IX, 1801 - Editio princeps. 
Dietro il frontespizio si legge:" Io pongo la presente edizione sotto la salvaguardia delle leggi; e dichiaro che citerò avanti i tribunali ogni contraffattore, e spacciatore di edizioni contraffatte, riclamando contro di essi l’esecuzione della legge  19 fiorile, anno  9° risguardante le produzioni d’ingegno". Milano, li 4 Messidoro, anno 9°. 
                                  L’Autore 
Nell’avviso al lettore, il Poeta giustifica la sua scelta di cantare Lorenzo Mascheroni di Bergamo, «insigne matematico, leggiadro poeta ed ottimo cittadino,...<che> ha giovato alla patria illustrandola co’ suoi scritti..., lasciandone l’esempio delle sue virtù, beneficj tutti meno strepitosi, gli è vero, ma più cari, e d’assai più durevoli, che tanti altri partoriti o per valore di armi, o per calcoli di mercantile e sempre perfida e scellerata politica». Sono passate la repubblica greca e quella romana, è tramontato l’astro di Cesare, «...ma durano tuttavia per conforto dell’umanità i divini precetti di Socrate». Inoltre è possibile leggere nelle note del Canto Terzo questa felice autodifesa del Monti circa il suo amor patrio:" Ecco la libertà che ho tanto vilipesa nella Bassvilliana. La convenzione nazionale era in quei miseri tempi una congrega non di uomini, ma di furie, e la Francia tutta un inferno. Spento Robespierre, spenti quei codardi che spinsero al patibolo i più generosi, la Francia mutò fisionomia e la cantica fu interrotta. Ed ora che il mondo sembra finalmente tornato alla saggezza, ora che la Francia altamente detesta ciò che io prima ho esecrato, vi sarà chi pur tragga da quel poema il pretesto di calunniare la fermezza dei miei princìpi? Oh imbecilli! Chi siete voi che tacciate di schiavo il libero autore dell’Aristodemo? Lo conoscete voi bene? Sapete che voi al pari della tirannide che porta corona, egli aborre quella che porta berretto? Ho sospirato e sospiro ardentemente l’indipendenza dell’Italia, ho rispettato in tutti i miei versi religiosamente il suo nome, ho consacrato alla sua gloria le mie vigilie, ed ora le consacro coraggiosamente me stesso, gridando in nome di tutti la verità. Cicerone e Lucano, Dante e Machiavelli, si sono abbassati all’adulazione necessaria a’ lor tempi. Ell’era più necessaria a quelli ne’ quali io scriveva: ma ne’ secoli corrotti la virtù è sostenuta dai vizi, e il delitto apre la strada alle magnanime imprese. O tu che accusi la mia debolezza, che pur non fu dannosa ad alcuno, perché poi non imiti il mio coraggio che può riuscire a vantaggio comune? Sei dunque tu il vile, non io. Or va, miserabile; e invece di predicare la libertà di Catone coll’anima di Tersite, va a banchettare alle cene di Ecate per non morire di fame sul trivio".