Il Sermone  sulla mitologia

Con questo poemetto il Monti partecipa alla querelle tra classici e romantici (1816) sollevata dal saggio di Madame de Stael "Sull’utilità delle traduzioni". E’ l’ultimo grido del Classicismo morente contro l’avanzata inesorabile del Romanticismo. 

Audace scuola boreal, dannando
Tutti a morte gli dei, che di leggiadre
Fantasie già fiorîr le carte argive
E le latine, di spaventi ha pieno
Delle Muse il bel regno...
...
Senza portento, senza maraviglia
Nulla è l’arte de’ carmi, e mal s’accorda
La maraviglia ed il portento al nudo
Arido Vero che de’ vati è la tomba.

( Strano destino quello del Sermone: inviato prima al foglio azzurro <il Conciliatore>, giornale dei romantici, e non pubblicato per qualche incomprensione, arriva poi al foglio rosa <Biblioteca Italiana>, giornale dei classicisti, dove viene pubblicato con le opportune modifiche <N.d.R.>).