Ivàn Andrèevic Krilòv - Favole - Traduzione di Vincenzo Monti. 

Il Poeta traduce per la verità solo tre favole Il Sacco, Il Villano e l’Asino, Il Lupo e il Cuculo basandosi su una versione francese dell’opera del favolista russo. La prima edizione delle Favole in sei parti: Basni v sesti castjach esce a Pietroburgo nel 1819 ed il conte Orlòv, intellettuale russo in rapporto con tutti gli intellettuali europei, pensa ad una traduzione in francese ed italiano dell’opera di Krilòv, suo amico carissimo.
Il Monti pubblica le sue traduzioni sul "Giornale Arcadico" e nel  "Ricoglitore". Il professor Iginio De Luca afferma che"...il Monti viene a collocarsi non solo fra i primi traduttori italiani di Krilòv, ma anche tra i più importanti favolisti italiani...La qualità della traduzione del Monti...resta esemplare ed insuperata".  

Il Sacco.- Si trova nell’anticamera e serve unicamente per pulirsi i piedi; nel sacco inciampa la fortuna e lo riempie di splendidi zecchini ed il sacco, prima vilipeso, viene riverito da tutti e conosciuto in tutta la città. Allora il sacco comincia a darsi molta importanza, si mette a parlare dicendo una caterva di sciocchezze. Poi il sacco viene svuotato, buttato via e di lui non si sente più parlare. La morale:  

Or mi rivolgo a te, mignon novello
della volubil Dea. Di sua caduca
falsa amistade non ti far sì bello,
s’hai dramma di giudizio entro la nuca.
Pensa ond’esci, e non dir: non son più quello,
perché stringi la mano a qualche duca.
Sii largo a tempo: e se non vuoi lo smacco
di tornar quel di pria, pensa al mio Sacco.
 

Il Villano e l’Asino.- Un contadino assume un Asino (il nome è Aliborone e se noi lo anagrammiamo, ne esce il termine onorabile attribuito agli "onorevoli" del tempo. Che il Monti abbia voluto criticare i politici dell'epoca sua? E’ un’ipotesi come un’altra che dovrebbe poi essere verificata) per cacciare dal suo podere cornacchie e passeri. L’Asino è onesto e non ruba nulla al padrone. L’Asino, cacciando gli uccelli, fa tanti salti tali da rovinare tutto l’orto che deve custodire. Allora il contadino, preso un randello, punisce il povero animale. La favola si conclude con questa morale:"  

Non vo’ le parti prendere
dell’Asino, egli è reo, secondo il mio
avviso, e: gli sta ben, ripeto anch’io.
Ma bramerei intendere
chi più merta il baston: l’Asino servo
ch’un giardin piglia in cura e mal lo guida,
l’Asino padron che glielo affida?
 

Il Lupo e il Cuculo.- Il Lupo, stanco delle persecuzioni degli uomini e degli animali, si allontana e saluta il cuculo dicendo che si recherà nei boschi dell’Arcadia felice dove gli uomini sono buoni, dove scorrono fiumi di latte. Allora il Cuculo gli chiede se porterà con sé la sua natura ed i suoi denti; il Lupo risponde che non commetterà l’errore di lasciarli lì ed il Cuculo dice che ovunque i Lupi rischiano la pelle come succede nel posto in cui vive adesso. La morale:  

Più l’uom giusto è di natura,
più de’ buoni sta in paura,
più li fugge, e sé sol crede
uomo intero e d’aurea fede.
Ma periglia, ovunque mova,
né mai pace il reo ritrova.