CAJO GRACCO

Tragedia di Vincenzo Monti - Seconda Edizione milanese, Dalla Tipografia Nazionale di Luigi Veladini, 1804. 

Nel Fondo Montiano trovasi la seconda edizione che "messe a profitto le buone e cattive censure che <ha> potuto raccogliere sul Cajo Gracco e ascoltata nel silenzio dell’amor proprio la coscienza, <ha> notabilmente corretta questa tragedia" che rimarrà così anche per l’avvenire. Dunque l’opera, pur essendo una seconda edizione, ha notevole valore (anche pecuniario) in quanto rappresenta il punto di partenza per tutte le edizioni che verranno. 

Cajo giunge a Roma ed incontra la madre Cornelia che, dopo avergli rammentato la morte di Tiberio, lo avverte che"...questo Foro/ Campo già di virtù, fia campo in breve/ Di tumulto, di sangue e di delitti". Cajo la rassicura poiché, col suo arrivo, le cose cambieranno. Nel secondo atto compare Opimio, console di Roma che, saputo dell’arrivo di Gracco, pensa di dare corpo alla sua vendetta perché Cajo, tempo addietro, gli ha tolto un consolato. Intanto giunge Gracco, acclamato dalla plebe, ed inizia il suo colloquio con Opimio; quest’ultimo gli parla della Patria che ambedue vogliono libera anche se Opimio sceglie il "...partito de’ saggi e degli Dei", mentre Cajo scegli quello del "...furor civile". E Cajo gli risponde: 
 

"Di patria t’odo ragionar. Non chieggo   
Se n’hai veruna, e se la merti, quando   
Per te il Senato è tutto, il popol nulla".
Bello il colloquio fra Cajo e la madre Cornelia che lo scongiura di non venir meno alla virtù ed al coraggio e lo esorta ad andare in Senato. La moglie Licinia lo prega di non andare, ma Cajo la consola e le chiede di onorare la sua memoria se i Fati hanno stabilito che questo sia l’ultimo suo giorno. Il popolo è diviso fra Cajo ed Opimio che poi mostra il cadavere di Scipione e grida al popolo che l’omicida è Fulvio, amico di Cajo ed amante - a dire di Opimio - della moglie di Scipione l’Emiliano, sorella di Cajo che ha armato la di lei mano. La folla segue Opimio che guida i soldati fino a Cajo per ucciderlo. Cornelia però, gettando il pugnale al figlio, dice:" Ah figlio/ Prendi e muori onorato". E Cajo:" In questo dono/ ti riconosco, o madre. In questo colpo/ Riconosci tu il figlio" e si uccide.