In morte di Ugo Bassville
 
 Edizione seconda, Milano, 1826, società tipografica di classici italiani a spese di G. Resnati. 
Il poemetto di quattro canti in terzine dantesche  così forbite ed eleganti da indurre alcuni critici del tempo a chiamare  il Monti "Dante redivivo", viene composto nel 1793 in occasione dell’assassinio di Ugo de Bassville, segretario della legazione francese a Napoli, perpetrato a Roma da una folla adirata per la sua propaganda rivoluzionaria. Il Monti, sul modello del poema dantesco, immagina che Bassville voli su Parigi con un angelo per vedere i crimini della Rivoluzione ed ottenere quindi il perdono divino. 
Proponiamo alcuni versi del II canto:
Sul primo entrar della città dolente
Stanno il Pianto, le Cure e la Follia
che salta e nulla vede e nulla sente.
Evvi il turpe Bisogno, e la restia
Inerzia colle man sotto le ascelle.
L’uno all’altra appoggiati in su la via.
Evvi l’arbitra Fame, a cui la pelle
Informasi dall’ossa, e i lerci denti
Fanno orribile siepe alle mascelle.
Vi son le rubiconde Ire furenti,
E la Discordia pazza il capo avvolta
Di lacerate bende e di serpenti.
...
Veglia custode delle meste porte,
E le chiude a suo senno e le disserra
L’ancella e insieme la rival di Morte;
La cruda, io dico, furibonda Guerra,
Che nel sangue s’abbevera e gavazza,
E sol del nome fa tremar la terra.

Bella, a mio avviso, la descrizione del lutto della Natura alla morte di Luigi XVI: 

Ma piangea il Sole di gramaglia cinto,
E stava in forse di voltar le rote
Da questa Tebe che l’antica ha vinto.
Piangevan l’aure per terrore immote.
E l’anime del cielo e cittadine
Scendean col pianto anch’esse in su le gote.

L’opera ha goduto di largo successo, non solo per motivi ideologici, ma anche per la musicalità del verso e per alcuni toni che già annunciano la sensibilità romantica.