Al Signor di Montgolfier 

E’ un’ode dedicata a Robert Montgolfier che, nel 1872, riesce a far salire in cielo un pallone di carta utilizzando il principio di Archimede. L’avvenimento dischiude agli uomini dell’epoca nuovi orizzonti e nel 1783 viene tentato il primo volo umano che la facile musa del Monti traduce immediatamente in un componimento. 

Ma già di Francia il Dedalo
Nel mar dell’aure è lunge:
Lieve lo porta Zeffiro,
E l’occhio appena il giunge.
Fosco di là profondasi
Il suol fuggente ai lumi
E come larve appajono
Città, foreste e fiumi.

Ormai l’ingegno umano ha raggiunto mete impensate. E il Poeta: 

Che più ti resta? Infrangere
Anche alla Morte il telo,
E della vita il nettare
Libar con Giove in cielo.

L’opera ha un grande successo dovuto in parte al metro agile e plastico della canzonetta in settenari. Per quanto riguarda il contenuto il Monti viene quasi spontaneamente condotto verso immagini tratte dal mondo greco e dai miti, come quello del vello d’oro, simbolo della volontà degli uomini di superare i limiti loro imposti.