TRADUZIONI
 

Vincenzo MONTI - ILIADE DI OMERO - Milano, Biblioteca Universale Rizzoli. Due volumi con introduzione e commento di Michele MARI (vincitore del premio < Marcella MARIANI> PROMOSSO DAL Comitato Montiano delle Alfonsine). 

Il Mari sottolinea nella sua introduzione che "chi si accontenta di una versione puramente strumentale dell’Iliade ancora oggi ricorre all’interpretazione fluida ed ariosa di Vincenzo Monti anche perché ( ed è questa un’ulteriore prova di classicità) per il lettore italiano è sempre difficile separare il poema di Omero dalla forma impressagli dal Monti...". Riportiamo anche il giudizio di $Madame de Stael che, nel suo saggio "Sulla utilità delle traduzioni" uscito nel 1816, afferma:" Niuno vorrà in Italia per lo innanzi tradurre la Iliade poiché Omero non si potrà spogliare dell’abbigliamento onde il Monti lo rivestì". Profezia che s’è indubbiamente avverata. Seguono una Cronologia (vita ed opere del Monti) e le Considerazioni del poeta "Sulla difficoltà di ben tradurre la protasi dell’Iliade" pubblicate, insieme alla traduzione montiana del I° libro, nella< Esperimento di traduzione della Iliade di Omero> del Foscolo, Brescia, Bettoni, 1807. 
 
 
 
 

F. M. A. Voltaire - La pulcelle Orléans (tradotta da Vincenzo Monti)
Prefazione di Giulio Natali, Formiggini Editore in Roma - Modena, Tipografia Ferraguti e C. - Luglio 1925. 

Nell’introduzione il Natali sottolinea le relazione di Voltaire con l’Italia: la conoscenza della lingua italiana, l’avversione per Dante, l’amore per l’Ariosto, le lodi al $Metastasio ed al $Goldoni, la corrispondenza con $Benedetto XIV (tesa a sancire il principio della tolleranza religiosa). Inoltre non va dimenticata l’importanza dell’Italia nella formazione culturale di Voltaire. Sconfinato è l’amore per l’Ariosto tanto è vero che nel suo Dizionario filosofico Voltaire afferma che " <l’Orlando Furioso> è insieme l’Iliade, l’Odissea e il Don Chisciotte". L’intento dell’autore francese, quando mette mano alla Pulzella è quello di scrivere un poeme ariostin; e infatti molti sono i punti di contatto: Giovanna e Rosamore ricordano Bradamante e Marfisa, Dunois sull’asino alato richiama Astolfo sull’ippogrifo, Agnese e Monroso sono praticamente Angelica e Medoro...Nuoce alla Pulcella di Voltaire l’accusa di immoralità, anche se l’opera di Voltaire rappresenta l’epica moderna, nazionale, sociale ed è l’esatta espressione del suo momento storico. Scrive il Natali:" Una cert’aria di famiglia avvicina il Boccaccio, il Rabelais, il Cervantes, il Voltaire; gli ànima tutti la stessa anima latina, lo stesso spirito ironico e beffardo: satura tota nostra est". 

Il Monti, che un tempo aveva definito la Pulcelle "il poema più empio di quanti potesse mai ideare l’irreligione", nel triste periodo parigino, traduce in ottava rima il capolavoro di Voltaire. Vi lavora due anni e, data la natura del contenuto, non vuole sia pubblicata, sì che la prima edizione è del 1878 per i tipi di Francesco Vigo, a Livorno. Vari i giudizi, fra i quali spiccano quello del Camerini che afferma che il Monti "giostra alla pari col Francese e talora lo vince" e quello del Natali che scrive:" per elegante facilità di verso e di rima, per vivacità di lingua, alla quale solo qualche gallicismo toglie pregio, per felicità di stile, che s’accosta alla divina naturalezza dell’Ariosto, quando non rasenta il voluttuoso colore del Marino, questa Pulcella ha tutta la bellezza d’una bella opera originale". 
 
 

Aulo Persio Flacco - Le Satire - traduzione di Vincenzo Monti. 

Le Satire sono 6, per un totale di circa 600 esametri, precedute da un breve prologo in trimetri scazonti nel quale l’autore protesta di non essere poeta, a differenza di molti altri che si professano tali mossi solamente dall’interesse del "ventre" e dal luccichio delle monete. Lo scopo dichiarato è quello di scrivere un lavoro a forte ispirazione pedagogica. Già con la prima edizione il Monti ottiene largo successo come testimoniano i giudizi del Foscolo, del Leopardi e del Manzoni. Critici moderni dànno una valutazione fondamentalmente negativo della traduzione montiana; fra questi spicca il Fubini che definisce il lavoro "una scelta sbagliata...una traduzione senza alcun valore che forse finisce per accrescere il tono pedantesco, accademico dell’originale". Giudizio pesantissimo ed ingeneroso, nei confronti del Monti ed anche nei confronti di Persio, poeta sempre turbato da ansia di evasione da un mondo nel quale non trova più moralità , misura, sincerità, santità della vita. 

Così il Poeta giustifica la sua traduzione: 

"Lettore, se vai nel numero di coloro, che gridano sacrilegio a tutti gli ardimenti di stile, se con cuore assiderato, e rattratto dalla superstiziosa pedanteria ti accosti alla lettura di Persio; non toccar Persio; egli è il libro scomunicato per tutte le anime paurose, egli dichiara altamente, egli stesso, di non voler a lettori, che ingegni caldi e bollenti...Se speri finalmente trovarvi idee terminate, limpida transizioni, legami evidenti tra ciò che precede e ciò che consegue; non aprir Persio: egli è una voragine che assorbisce tutti gli spiriti dilicati, ed avvezzi al panciotto". 

Il Foscolo afferma che il Monti ha conferito a Persio, poeta "oscuro", "una chiarezza d’idee e una dolcezza d’espressione, che il più oscuro ed aspro dei poeti antichi non conobbe". Basterebbe questo giudizio di un grande poeta (con buona pace del già citato Fubini) a conferire grandezza e valore alla traduzione montiana. 
 
 

Ivàn Andrèevic Krilòv - Favole - Traduzione di Vincenzo Monti. 

Il Poeta traduce per la verità solo tre favole Il Sacco, Il Villano e l’Asino, Il Lupo e il Cuculo basandosi su una versione francese dell’opera del favolista russo. La prima edizione delle Favole in sei parti: Basni v sesti castjach esce a Pietroburgo nel 1819 ed il conte Orlòv, intellettuale russo in rapporto con tutti gli intellettuali europei, pensa ad una traduzione in francese ed italiano dell’opera di Krilòv, suo amico carissimo. Il monti pubblica le sue traduzioni sul "Giornale Arcadico" e nel 

"Ricoglitore". Il professor Iginio De Luca afferma che"...il Monti viene a collocarsi non solo fra i primi traduttori italiani di Krilòv, ma anche tra i più importanti favolisti italiani...La qualità della traduzione del Monti...resta esemplare ed insuperata". 

Il Sacco.- si trova nell’anticamera e serve unicamente per pulirsi i piedi; nel sacco inciampa la fortuna e lo riempie di splendidi zecchini ed il sacco, prima vilipeso, viene riverito da tutti e conosciuto in tutta la città. Allora il sacco comincia a darsi molta importanza, si mette a parlare dicendo una caterva di sciocchezze. Poi il sacco viene svuotato, buttato via e di lui non si sente più parlare. La morale: 

Or mi rivolgo a te, mignon novello
della volubil Dea. Di sua caduca
falsa amistade non ti far sì bello,
s’hai dramma di giudizio entro la nuca.
Pensa ond’esci, e non dir: non son più quello,
perché stringi la mano a qualche duca.
Sii largo a tempo: e se non vuoi lo smacco
di tornar quel di pria, pensa al mio Sacco.

Il Villano e l’Asino.- Un contadino assume un asino (il nome è Aliborone e se noi lo anagrammiamo, ne esce il termine onorabile attribuito agli "onorevoli" del tempo. Che il Monti abbia voluto criticare i politici del tempo? E’ un’ipotesi come un’altra che dovrebbe poi essere verificata) per cacciare dal suo podere cornacchie e passeri. L’asino è onesto e non ruba nulla al padrone. L’Asino, cacciando gli uccelli, fa tanti e tali salti tali da rovinare tutto l’orto che deve custodire. Allora il contadino, preso un randello, punisce il povero animale. La favola si conclude con questa morale:" 

Non vo’ le parti prendere
dell’Asino, egli è reo, secondo il mio
avviso, e: gli sta ben, ripeto anch’io.
Ma bramerei intendere
chi più merta il baston: l’Asino servo
ch’un giardin piglia in cura e mal lo guida,
l’Asino padron che glielo affida?

Il Lupo e il Cuculo.- Il Lupo, stanco delle persecuzioni degli uomini e degli animali, si allontana e saluta il cuculo dicendo che si recherà nei boschi dell’Arcadia felice dove gli uomini sono buoni, dove scorrono fiumi di latte. Allora il Cuculo gli chiede se porterà con sé la sua natura ed i suoi denti; il Lupo risponde che non commetterà l’errore di lasciarli lì ed il Cuculo dice che ovunque i Lupi rischiano la pelle come succede nel posto in cui vive adesso. La morale: 

Più l’uom gusto è di natura,
più de’ buoni sta in paura,
più li fugge, e sé sol crede
uomo intero e d’aurea fede.
Ma periglia, ovunque mova,
né mai pace il reo ritrova.