I PIITAGORICI

DRAMMA Del Cavaliere VINCENZO MONTI, Milano, MDCCCVIII per Nicolò Bettoni - Tip. De Stefanis 

Nel retro della copertina c’è una scritta, chiusa in un rettangolo, "PIETRO FRANCESCO SEMINATI". Apre una dedica di Nicolò Bettoni a JACOPO PEDERZOLI (membro del Collegio Elettorale de’ dotti del Regno Italico) che sottolinea come, leggendo il dramma montiano, "nell’uomo virtuoso Voi che tutto già raccoglieste e sempre i suffragi dei vostri concittadini...Voi accogliete intanto con lieta fronte queste pagine; e nel solitario, ma ameno vostro domestico asilo vi piaccia ricever pure con questo mezzo gli auguri di felicità e di salute che l’amico vostro lontano v’invia". Seguono alcune NOTIZIE ISTORICHE scritte dall’Autore che spiegano come Dionigi, tiranno di Siracusa, avversi i Pittagorici per la purezza e la santità dei loro costumi. Il tiranno vuole squarciare il velo dei loro "misteri" e dà corpo ad un vero e proprio martirio. Vedendo poi che la violenza non giova, fa ricorso alla "seduzione" che non dà però esito positivo. Infatti fra i Pittagorici vale una regola ferrea: farsi uccidere piuttosto che cadere prigionieri in mano al nemico. E’ così che avviene l’orribile strage sui confini del Metaponto. L’azione lascia intendere il riferimento all’infelice esperienza napoletana del 1799; "e nella liberazione dei Pittagorici ognuno, io spero, ravviserà i fortunati politici cangiamenti che, posteriormente, accaduti con esultanza di tutti i buoni, han posto fine alle dolorose vicende di questo Regno". Poi la dedica ufficiale ALLA MAESTA’ DI GIUSEPPE NAPOLEONE RE DI NAPOLI E DI SICILIA:"...Ho tentato di esprimerne <delle Muse> i sentimenti: ma tra la cuna del Tasso e le ceneri di Virgilio, ogni poeta diventa piccolo. Nondimeno piacciavi, o Sire, di accogliere benignamente i miei versi...come rispettoso attestato di profonda e tacita ammirazione per la virtù che mi è stato più volte concesso di contemplare, ma espressamente vietato di ricordare".